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La pittura è spesso intesa come un’arte puramente visiva, un esercizio di organizzazione dello spazio che prepara l’occhio all’azione e la mano alla manipolazione. Ma cosa accade quando la pittura cerca di farsi ascolto?
Lo scorso marzo, ho avuto il privilegio di portare la mia ricerca pittorica tra le architetture storiche del Centro Congressi "Federico II" di Napoli, in occasione della 21st IAPA International Conference dedicata all'audiologia e alla vestibologia. Invitato dalla Professoressa Anna Fetoni — luminare della medicina dell'udito e stimata collezionista delle mie opere — ho vissuto un’esperienza di profonda risonanza tra l'arte e la scienza del sentire.
Dall'immagine all'accadere Per questo prestigioso contesto, la Professoressa Fetoni ha scelto di affidarmi la creazione dell'immagine ufficiale del congresso: una sfida che ho accettato traducendo il concetto di "vibrazione" e "frequenza" nel mio linguaggio materico.
La selezione di opere esposte tra i marmi del Palazzo dei Congressi è nata da una riflessione precisa: il primato del sentire sul vedere. Se il vedere è un atto che tende a dominare lo spazio, a misurarlo e a oggettivarlo per il nostro controllo, il sentire è una predisposizione alla ricettività. È un'apertura in cui non ci poniamo come padroni del mondo, ma come sue parti integranti, vibranti, esposte.
Vibrazioni sulla tela Le tele esposte non vogliono essere "vedute", ma "accadimenti". Attraverso lo spatolato materico e l'impressionismo informale, ho cercato di trasportare il pubblico della conferenza in una dimensione dove il colore non si guarda, ma si percepisce come un suono, come un'onda che attraversa l'Essere. Dipingere l'udito significa dipingere ciò che è invisibile ma presente: la forza che muove la materia, la vita che pulsa oltre il confine del visibile.
La pittura come soglia Esporre in un congresso di medicina dell'udito significa riconoscere che l'arte è, al pari della scienza, un modo per affinare la nostra capacità di stare al mondo. Ringrazio la Professoressa Fetoni per aver compreso la mia ricerca e per aver permesso che le mie opere potessero dialogare con i massimi esperti mondiali del sentire.
Questa mostra resta per me un punto di svolta: la conferma che la mia pittura non è mai stata una rappresentazione, ma una Relazione. Un tentativo — sempre in divenire — di far risuonare la trama invisibile dell'esistenza.
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