sabato 31 ottobre 2026

Giovanni D'Alessandro presenta "Marine ricordi d'estate" mostra personale di Ciro D'Alessio, presso la Galleria Fatti D'Arte di Aversa.

Giovanni D'Alessandro presenta "Marine ricordi d'aestate" mostra personale di Ciro D'Alessio, presso la Galleria Fatti D'Arte di Aversa. 

 La pittura di paesaggio, genere di antica e nobile tradizione, si trova costantemente a confrontarsi con la sfida della rinnovazione, rischiando di scivolare nella ripetizione di cliché visivi. L’opera di Ciro D’Alessio, in particolare la serie presentata nella mostra “Marine, ricordi di estate” a cura di Giovanni D’Alessandro per Fatti d’Arte, rappresenta una risposta significativa e matura a questa sfida, configurandosi come un snodo cruciale nel panorama della pittura paesaggistica contemporanea italiana. D’Alessio non si accontenta di una rappresentazione descrittiva o documentaristica del soggetto marino; al contrario, attraverso un linguaggio pittorico potente e personale, opera una vera e propria trasfigurazione. Partendo dal ricordo estivo come spunto autobiografico, l’artista eleva la marina a veicolo di un’esperienza sensoriale, emotiva e filosofica complessa: l’impiego di una pittura materica, l’utilizzo di una tavolozza vibrante e soggettiva, e una decisa tensione verso l’astrazione. È questa triade a trasformare il “ricordo di estate” da evocazione personale in una meditazione universale sul tempo, sulla memoria e sull’infinito.





Il primo impatto con le opere di D’Alessio è di natura tattile ancor prima che visiva. L’artista abbandona deliberatamente la superficie liscia e fotografica per abbracciare una pittura materica di straordinaria consistenza. La tecnica a olio è portata alle sue estreme conseguenze: il colore è steso in stratificazioni spesse, attraverso pennellate dense, corpose, che a volte si accumulano in veri e propri grumi e rilievi sulla tela. Questa scelta non è un mero virtuosismo tecnico o un fine estetico autoreferenziale; al contrario, svolge una duplice funzione, mimetica ed evocativa.




Da un lato, la materia diventa un mezzo di mimesi potenziata. Le increspature della pasta pittorica riproducono con immediatezza fisica la texture dell’acqua increspata dal vento, la schiuma bianca che si infrange sugli scogli, o la granulosità della sabbia bagnata. Il quadro cessa così di essere una finestra illusoria su un altro mondo e diventa un oggetto con una sua fisicità, una superficie che invita non solo allo sguardo ma a un’esperienza percettiva più ampia, quasi immersiva. Dall’altro lato, e qui risiede la sua profondità poetica, questa materialità diventa la metafora visiva della memoria stessa. Il ricordo, nell’opera di D’Alessio, non è presentato come un’immagine chiara e definita, ma come qualcosa di sedimentato e stratificato. Ogni pennellata, ogni strato di colore, sembra corrispondere a un momento, a una sensazione, a un’emozione depositata nel tempo. La materia, carica della “storia” del gesto pittorico che l’ha generata, diventa essa stessa il segno tangibile del ricordo: un ricordo opaco, complesso, vissuto, proprio come lo è la memoria umana, fatta di sovrapposizioni e di rimaneggiamenti continui.




Parallelamente il colore vibrante costituisce il cuore pulsante e il principale veicolo emotivo di queste marine. D’Alessio rifiuta le tonalità fredde, distaccate e locali di un realismo accademico, optando per una gamma cromatica intensa, soggettiva e profondamente evocativa. I suoi mari non sono semplicemente azzurri o verdi; sono campi di forza percettiva dove gli azzurri si accendono di bagliori dorati e arancioni, i turchesi vibrano accanto ai cobalti profondi, mentre i cieli possono sfumare in tramonti perpetui di rosa, lilla e viola.




Questa “vibrazione” cromatica non ha lo scopo di descrivere in modo fedele le condizioni atmosferiche di una giornata estiva. Il suo obiettivo è più ambizioso: trasmettere la sensazione fisica ed emotiva legata a quel momento. Il calore avvolgente del sole, la luce accecante che riverbera sulla superficie dell’acqua, l’intensità quasi palpabile dell’aria marina sono resi attraverso l’esplosione del colore. In questo modo, il colore si emancipa dalla sua funzione descrittiva per diventare un linguaggio autonomo e diretto della nostalgia e dell’esperienza sensoriale. Non evoca il dato oggettivo del paesaggio, ma la sua “eco” interiore: il modo in cui quel paesaggio è stato vissuto, sentito e, infine, ricordato. La tavolozza di D’Alessio diventa così lo strumento per risvegliare nello spettatore non un’immagine, ma un’emozione condivisa, universale.




È dalla fusione di materia e colore che scaturisce la caratteristica più raffinata e filosofica dell’opera di D’Alessio: la sua tensione verso l’astrazione e l’infinito. Le sue marine spesso dissolvono i confini tradizionali degli elementi. La linea dell’orizzonte, punto di riferimento cardinale della pittura di paesaggio, diventa evanescente, sfumata, a volte del tutto assorbita in un unico campo di colore vibrante. Il cielo e il mare si confondono in una sinfonia cromatica; i dettagli della costa, le barche, le figure umane si dissolvono in pennellate suggestive, diventando presenze appena accennate.




Questo processo di semplificazione e dissolvenza non è un impoverimento dell’immagine, ma la sua massima intensificazione. Liberando il soggetto dai vincoli della descrizione topografica, D’Alessio lo proietta oltre i limiti fisici della tela, verso uno spazio mentale, emotivo e infinito. Il mare cessa di essere il Mediterraneo o l’Adriatico per diventare una metafora potentissima: è il fluire inarrestabile del tempo (l’estate che è passata, irrecuperabile), è la vastità labirintica della memoria interiore, è il simbolo del desiderio umano di assoluto e di trascendenza. La “quasi astrazione” della forma è funzionale a catturare l’essenza del ricordo, che per sua natura è sfuggente, emotiva, non completamente definibile, a differenza dell’aneddoto che ne costituisce solo l’involucro superficiale. La profonda melanconia che pervade questi dipinti nasce proprio da questa consapevolezza duale: la bellezza abbagliante e vibrante del ricordo è indissolubilmente legata alla sua intangibilità e alla sua distanza irrevocabile.




La personale “Marine, ricordi di estate” di Ciro D’Alessio si offre come un esempio eloquente e maturo di come la pittura contemporanea possa rigenerare un soggetto classico, restituendogli pregnanza poetica e spessore concettuale, la tensione astratta, dissolvendo i confini figurativi, trasforma l’evocazione personale in una riflessione universale sull’infinito e sulla caducità del tempo.




Il risultato non è una semplice illustrazione di vacanze estive, ma una meditazione pittorica profonda. D’Alessio ci ricorda che il mare custodito nella memoria non è una cartolina o una fotografia; è un insieme complesso di sensazioni tattili, di esplosioni di luce, di emozioni condensate. Attraverso la sua arte, queste componenti immateriali trovano una collocazione fissata sulla tela, non per essere imprigionate, ma per essere proiettate verso orizzonti di significato senza fine. In questo modo, la sua opera supera la dicotomia tra figurativo e astratto, tra reale e interiore, ponendosi come un contributo significativo alla pittura di paesaggio del nostro tempo, in cui l’occhio non guarda solo il mondo, ma ne interpreta l’eco persistente nell’anima.




Giovanni D’Alessandro




impressionismo pop

goldrake, dipinto impressinimo pop, ciro d'alessio, 60x60cm, olio su tela, fineart

impressionimo pop, vai Conan, dipinto 80x80, ciro d'alessio, spatolato materico

impressionismo pop, dipinto 80x80cm, lupin, spatolato materico, ciro d'alessio

ciro d'alessio, olio materico su tyela 80x80, mazinga z, impressionismo pop

Impressionismo Pop…

L'Impressionismo Pop nasce dall'incontro tra l'immaginario della cultura popolare e una pittura fatta di luce, colore e materia.

Icone del cinema, dell'animazione, dei fumetti e della cultura di massa diventano il punto di partenza per una ricerca pittorica che le sottrae alla loro consueta definizione levigata e riproducibile. Attraverso lo spatolato materico e l'attenzione impressionistica alle vibrazioni cromatiche, al dinamismo e alla luce, le immagini si trasformano in superfici vive, attraversate dal gesto e dall'imprevedibilità della materia.

È un incontro volutamente inatteso, talvolta contrastante: da una parte immagini familiari, appartenenti all'immaginario collettivo; dall'altra la singolarità irripetibile dell'esperienza pittorica. Non si tratta di nobilitare la cultura pop attraverso il linguaggio dell'arte, come se avesse bisogno di essere legittimata, ma di riconoscerne la forza espressiva e culturale, lasciando che i due universi si contaminino e si arricchiscano reciprocamente.

Laddove l'industria culturale tende a produrre immagini levigate, uniformi e riproducibili, la pittura restituisce loro la vibrazione, la luce e l'imperfezione imprevedibile della vita. Ogni opera diventa così un'esperienza materiale e singolare: un'immagine potenzialmente infinita nella sua riproducibilità si trasforma in un oggetto unico, irripetibile nella sua consistenza pittorica.

Il progetto vuole avvicinare nuovi pubblici, soprattutto i più giovani, ai valori della pittura, ma anche lasciarsi interrogare da quegli universi visivi che contribuiscono a formare il nostro modo di sentire e guardare il mondo. Non si tratta di insegnare a guardare ciò che è considerato culturalmente superiore, ma di scoprire che si può guardare diversamente anche ciò che già conosciamo.

Restituire alla riproducibilità dell'immagine l'irripetibilità della pittura. È forse questo il senso più profondo dell'Impressionismo Pop.

Ciro D'Alessio


 

martedì 27 ottobre 2026

Malchiuso Portone...

paesaggio di Marina Serra, olio materico su tela 80x60cm, spatolato materico, ispirato ad una grotta che si apre sul mare

Malchiuso Portone....Marina Serra, paesaggio contemporaneo, olio materico su tela 80x60cm, Ciro D'Alessio, Otranto 20267

La pittura di paesaggio, genere di antica e nobile tradizione, si trova costantemente a confrontarsi con la sfida della rinnovazione, rischiando di scivolare nella ripetizione di cliché visivi. L’opera di Ciro D’Alessio, in particolare la serie presentata nella mostra “Marine, ricordi di estate” a cura di Giovanni D’Alessandro per Fatti d’Arte, rappresenta una risposta significativa e matura a questa sfida, configurandosi come un snodo cruciale nel panorama della pittura paesaggistica contemporanea italiana. D’Alessio non si accontenta di una rappresentazione descrittiva o documentaristica del soggetto marino; al contrario, attraverso un linguaggio pittorico potente e personale, opera una vera e propria trasfigurazione. Partendo dal ricordo estivo come spunto autobiografico, l’artista eleva la marina a veicolo di un’esperienza sensoriale, emotiva e filosofica complessa: l’impiego di una pittura materica, l’utilizzo di una tavolozza vibrante e soggettiva, e una decisa tensione verso l’astrazione. È questa triade a trasformare il “ricordo di estate” da evocazione personale in una meditazione universale sul tempo, sulla memoria e sull’infinito.

Il primo impatto con le opere di D’Alessio è di natura tattile ancor prima che visiva. L’artista abbandona deliberatamente la superficie liscia e fotografica per abbracciare una pittura materica di straordinaria consistenza. La tecnica a olio è portata alle sue estreme conseguenze: il colore è steso in stratificazioni spesse, attraverso pennellate dense, corpose, che a volte si accumulano in veri e propri grumi e rilievi sulla tela. Questa scelta non è un mero virtuosismo tecnico o un fine estetico autoreferenziale; al contrario, svolge una duplice funzione, mimetica ed evocativa.

Da un lato, la materia diventa un mezzo di mimesi potenziata. Le increspature della pasta pittorica riproducono con immediatezza fisica la texture dell’acqua increspata dal vento, la schiuma bianca che si infrange sugli scogli, o la granulosità della sabbia bagnata. Il quadro cessa così di essere una finestra illusoria su un altro mondo e diventa un oggetto con una sua fisicità, una superficie che invita non solo allo sguardo ma a un’esperienza percettiva più ampia, quasi immersiva. Dall’altro lato, e qui risiede la sua profondità poetica, questa materialità diventa la metafora visiva della memoria stessa. Il ricordo, nell’opera di D’Alessio, non è presentato come un’immagine chiara e definita, ma come qualcosa di sedimentato e stratificato. Ogni pennellata, ogni strato di colore, sembra corrispondere a un momento, a una sensazione, a un’emozione depositata nel tempo. La materia, carica della “storia” del gesto pittorico che l’ha generata, diventa essa stessa il segno tangibile del ricordo: un ricordo opaco, complesso, vissuto, proprio come lo è la memoria umana, fatta di sovrapposizioni e di rimaneggiamenti continui.

Parallelamente il colore vibrante costituisce il cuore pulsante e il principale veicolo emotivo di queste marine. D’Alessio rifiuta le tonalità fredde, distaccate e locali di un realismo accademico, optando per una gamma cromatica intensa, soggettiva e profondamente evocativa. I suoi mari non sono semplicemente azzurri o verdi; sono campi di forza percettiva dove gli azzurri si accendono di bagliori dorati e arancioni, i turchesi vibrano accanto ai cobalti profondi, mentre i cieli possono sfumare in tramonti perpetui di rosa, lilla e viola.

Questa “vibrazione” cromatica non ha lo scopo di descrivere in modo fedele le condizioni atmosferiche di una giornata estiva. Il suo obiettivo è più ambizioso: trasmettere la sensazione fisica ed emotiva legata a quel momento. Il calore avvolgente del sole, la luce accecante che riverbera sulla superficie dell’acqua, l’intensità quasi palpabile dell’aria marina sono resi attraverso l’esplosione del colore. In questo modo, il colore si emancipa dalla sua funzione descrittiva per diventare un linguaggio autonomo e diretto della nostalgia e dell’esperienza sensoriale. Non evoca il dato oggettivo del paesaggio, ma la sua “eco” interiore: il modo in cui quel paesaggio è stato vissuto, sentito e, infine, ricordato. La tavolozza di D’Alessio diventa così lo strumento per risvegliare nello spettatore non un’immagine, ma un’emozione condivisa, universale.

È dalla fusione di materia e colore che scaturisce la caratteristica più raffinata e filosofica dell’opera di D’Alessio: la sua tensione verso l’astrazione e l’infinito. Le sue marine spesso dissolvono i confini tradizionali degli elementi. La linea dell’orizzonte, punto di riferimento cardinale della pittura di paesaggio, diventa evanescente, sfumata, a volte del tutto assorbita in un unico campo di colore vibrante. Il cielo e il mare si confondono in una sinfonia cromatica; i dettagli della costa, le barche, le figure umane si dissolvono in pennellate suggestive, diventando presenze appena accennate.

Questo processo di semplificazione e dissolvenza non è un impoverimento dell’immagine, ma la sua massima intensificazione. Liberando il soggetto dai vincoli della descrizione topografica, D’Alessio lo proietta oltre i limiti fisici della tela, verso uno spazio mentale, emotivo e infinito. Il mare cessa di essere il Mediterraneo o l’Adriatico per diventare una metafora potentissima: è il fluire inarrestabile del tempo (l’estate che è passata, irrecuperabile), è la vastità labirintica della memoria interiore, è il simbolo del desiderio umano di assoluto e di trascendenza. La “quasi astrazione” della forma è funzionale a catturare l’essenza del ricordo, che per sua natura è sfuggente, emotiva, non completamente definibile, a differenza dell’aneddoto che ne costituisce solo l’involucro superficiale. La profonda melanconia che pervade questi dipinti nasce proprio da questa consapevolezza duale: la bellezza abbagliante e vibrante del ricordo è indissolubilmente legata alla sua intangibilità e alla sua distanza irrevocabile.

La personale “Marine, ricordi di estate” di Ciro D’Alessio si offre come un esempio eloquente e maturo di come la pittura contemporanea possa rigenerare un soggetto classico, restituendogli pregnanza poetica e spessore concettuale, la tensione astratta, dissolvendo i confini figurativi, trasforma l’evocazione personale in una riflessione universale sull’infinito e sulla caducità del tempo.

Il risultato non è una semplice illustrazione di vacanze estive, ma una meditazione pittorica profonda. D’Alessio ci ricorda che il mare custodito nella memoria non è una cartolina o una fotografia; è un insieme complesso di sensazioni tattili, di esplosioni di luce, di emozioni condensate. Attraverso la sua arte, queste componenti immateriali trovano una collocazione fissata sulla tela, non per essere imprigionate, ma per essere proiettate verso orizzonti di significato senza fine. In questo modo, la sua opera supera la dicotomia tra figurativo e astratto, tra reale e interiore, ponendosi come un contributo significativo alla pittura di paesaggio del nostro tempo, in cui l’occhio non guarda solo il mondo, ma ne interpreta l’eco persistente nell’anima.

Giovanni D’Alessandro


 

La Natura è un tempio...

la natura è un tempio...  dipinto ad acrilico su tela, 60x80cm, ispirato alla costa del salento nmei pressi di Otranto, a Conca Specchiulla, colori vivaci e senso di stare immersi nella vibrazione della natura

"La Natura è un tempio..." acrilico materico su tela 80x60cm, Ciro D'Alessio, Otranto 2026

 La pittura di paesaggio, genere di antica e nobile tradizione, si trova costantemente a confrontarsi con la sfida della rinnovazione, rischiando di scivolare nella ripetizione di cliché visivi. L’opera di Ciro D’Alessio, in particolare la serie presentata nella mostra “Marine, ricordi di estate” a cura di Giovanni D’Alessandro per Fatti d’Arte, rappresenta una risposta significativa e matura a questa sfida, configurandosi come un snodo cruciale nel panorama della pittura paesaggistica contemporanea italiana. D’Alessio non si accontenta di una rappresentazione descrittiva o documentaristica del soggetto marino; al contrario, attraverso un linguaggio pittorico potente e personale, opera una vera e propria trasfigurazione. Partendo dal ricordo estivo come spunto autobiografico, l’artista eleva la marina a veicolo di un’esperienza sensoriale, emotiva e filosofica complessa: l’impiego di una pittura materica, l’utilizzo di una tavolozza vibrante e soggettiva, e una decisa tensione verso l’astrazione. È questa triade a trasformare il “ricordo di estate” da evocazione personale in una meditazione universale sul tempo, sulla memoria e sull’infinito.

Il primo impatto con le opere di D’Alessio è di natura tattile ancor prima che visiva. L’artista abbandona deliberatamente la superficie liscia e fotografica per abbracciare una pittura materica di straordinaria consistenza. La tecnica a olio è portata alle sue estreme conseguenze: il colore è steso in stratificazioni spesse, attraverso pennellate dense, corpose, che a volte si accumulano in veri e propri grumi e rilievi sulla tela. Questa scelta non è un mero virtuosismo tecnico o un fine estetico autoreferenziale; al contrario, svolge una duplice funzione, mimetica ed evocativa.

Da un lato, la materia diventa un mezzo di mimesi potenziata. Le increspature della pasta pittorica riproducono con immediatezza fisica la texture dell’acqua increspata dal vento, la schiuma bianca che si infrange sugli scogli, o la granulosità della sabbia bagnata. Il quadro cessa così di essere una finestra illusoria su un altro mondo e diventa un oggetto con una sua fisicità, una superficie che invita non solo allo sguardo ma a un’esperienza percettiva più ampia, quasi immersiva. Dall’altro lato, e qui risiede la sua profondità poetica, questa materialità diventa la metafora visiva della memoria stessa. Il ricordo, nell’opera di D’Alessio, non è presentato come un’immagine chiara e definita, ma come qualcosa di sedimentato e stratificato. Ogni pennellata, ogni strato di colore, sembra corrispondere a un momento, a una sensazione, a un’emozione depositata nel tempo. La materia, carica della “storia” del gesto pittorico che l’ha generata, diventa essa stessa il segno tangibile del ricordo: un ricordo opaco, complesso, vissuto, proprio come lo è la memoria umana, fatta di sovrapposizioni e di rimaneggiamenti continui.

Parallelamente il colore vibrante costituisce il cuore pulsante e il principale veicolo emotivo di queste marine. D’Alessio rifiuta le tonalità fredde, distaccate e locali di un realismo accademico, optando per una gamma cromatica intensa, soggettiva e profondamente evocativa. I suoi mari non sono semplicemente azzurri o verdi; sono campi di forza percettiva dove gli azzurri si accendono di bagliori dorati e arancioni, i turchesi vibrano accanto ai cobalti profondi, mentre i cieli possono sfumare in tramonti perpetui di rosa, lilla e viola.

Questa “vibrazione” cromatica non ha lo scopo di descrivere in modo fedele le condizioni atmosferiche di una giornata estiva. Il suo obiettivo è più ambizioso: trasmettere la sensazione fisica ed emotiva legata a quel momento. Il calore avvolgente del sole, la luce accecante che riverbera sulla superficie dell’acqua, l’intensità quasi palpabile dell’aria marina sono resi attraverso l’esplosione del colore. In questo modo, il colore si emancipa dalla sua funzione descrittiva per diventare un linguaggio autonomo e diretto della nostalgia e dell’esperienza sensoriale. Non evoca il dato oggettivo del paesaggio, ma la sua “eco” interiore: il modo in cui quel paesaggio è stato vissuto, sentito e, infine, ricordato. La tavolozza di D’Alessio diventa così lo strumento per risvegliare nello spettatore non un’immagine, ma un’emozione condivisa, universale.

È dalla fusione di materia e colore che scaturisce la caratteristica più raffinata e filosofica dell’opera di D’Alessio: la sua tensione verso l’astrazione e l’infinito. Le sue marine spesso dissolvono i confini tradizionali degli elementi. La linea dell’orizzonte, punto di riferimento cardinale della pittura di paesaggio, diventa evanescente, sfumata, a volte del tutto assorbita in un unico campo di colore vibrante. Il cielo e il mare si confondono in una sinfonia cromatica; i dettagli della costa, le barche, le figure umane si dissolvono in pennellate suggestive, diventando presenze appena accennate.

Questo processo di semplificazione e dissolvenza non è un impoverimento dell’immagine, ma la sua massima intensificazione. Liberando il soggetto dai vincoli della descrizione topografica, D’Alessio lo proietta oltre i limiti fisici della tela, verso uno spazio mentale, emotivo e infinito. Il mare cessa di essere il Mediterraneo o l’Adriatico per diventare una metafora potentissima: è il fluire inarrestabile del tempo (l’estate che è passata, irrecuperabile), è la vastità labirintica della memoria interiore, è il simbolo del desiderio umano di assoluto e di trascendenza. La “quasi astrazione” della forma è funzionale a catturare l’essenza del ricordo, che per sua natura è sfuggente, emotiva, non completamente definibile, a differenza dell’aneddoto che ne costituisce solo l’involucro superficiale. La profonda melanconia che pervade questi dipinti nasce proprio da questa consapevolezza duale: la bellezza abbagliante e vibrante del ricordo è indissolubilmente legata alla sua intangibilità e alla sua distanza irrevocabile.

La personale “Marine, ricordi di estate” di Ciro D’Alessio si offre come un esempio eloquente e maturo di come la pittura contemporanea possa rigenerare un soggetto classico, restituendogli pregnanza poetica e spessore concettuale, la tensione astratta, dissolvendo i confini figurativi, trasforma l’evocazione personale in una riflessione universale sull’infinito e sulla caducità del tempo.

Il risultato non è una semplice illustrazione di vacanze estive, ma una meditazione pittorica profonda. D’Alessio ci ricorda che il mare custodito nella memoria non è una cartolina o una fotografia; è un insieme complesso di sensazioni tattili, di esplosioni di luce, di emozioni condensate. Attraverso la sua arte, queste componenti immateriali trovano una collocazione fissata sulla tela, non per essere imprigionate, ma per essere proiettate verso orizzonti di significato senza fine. In questo modo, la sua opera supera la dicotomia tra figurativo e astratto, tra reale e interiore, ponendosi come un contributo significativo alla pittura di paesaggio del nostro tempo, in cui l’occhio non guarda solo il mondo, ma ne interpreta l’eco persistente nell’anima.

Giovanni D’Alessandro

lunedì 6 luglio 2026

Paesaggio contemporaneo mediterraneo: Sapri.

Title: paesaggio contemporaneo sapri. 70x100cm, ciro d'alessio 2026, Artist: Ciro D'Alessio Size: 70x100 cm Year: 2026 Medium: Oil on canvas, applied with palette knife


Title: paesaggio contemporaneo sapri. 70x100cm, ciro d'alessio 2026, Artist: Ciro D'Alessio Size: 70x100 cm Year: 2026 Medium: Oil on canvas, applied with palette knife

Artwork Description: This painting, paesaggio contemporaneo sapri. 70x100cm, ciro d'alessio 2026.jpg, is a vibrant and powerful contemporary landscape by Italian artist Ciro D'Alessio, rendered in his signature, textured style. The artwork is an impasto oil painting on a 70x100cm canvas, created entirely with a palette knife.

The piece offers a dramatic, elevated view of the town of Sapri and the Gulf of Policastro on the Cilento coast. D'Alessio rejects traditional realism for an exploration of color and form, using bold, saturated hues to convey the emotional landscape. The blue waters of the bay are a deep, intense blue, contrasting with the warm yellows, oranges, and reds of the cluster of town buildings. A dynamic mix of greens and earthy tones in the foreground represents the lush Mediterranean vegetation, built up in thick, palpable layers of paint that add a unique three-dimensional quality.

D'Alessio's philosophy of "matter as language" is evident in the dynamic, rhythmic application of paint. The mountains in the distance are suggested through softer, blending tones of purple and blue, creating a sense of atmospheric perspective. This painting is not just a depiction of a place, but an experience of its light, energy, and atmosphere, captured through a powerful interplay of gesture and color.

on Artmajeur

in italian on Pitturiamo


 

sabato 27 giugno 2026

Amalfi trasparenze: paesaggio contemporaneo

paesaggio contemporaneo impressionista, amalfi, trasparenze, ciro d'alessio, acrilico su tela 80x120cm

In questa tela di medie-grandi dimensioni (80x120 cm) dedicata alla costiera amalfitana, l'indagine pittorica supera la pura intenzione descrittiva o documentaria. L'opera si propone come un'apertura sensoriale ed energetica, un tentativo relazionale di catturare l'essere-nel-mondo attraverso la scomposizione della luce mediterranea.

Il primo piano è dominato da una straordinaria trama di trasparenze marine, dove l'acqua cristallina pullula di mille riverberi cangianti. Attraverso uno spatolato materico vigoroso e denso, i toni del verde smeraldo, del turchese e dell'azzurro profondo si frammentano e si ricompongono in una struttura geometrica e fluida al tempo stesso, che sfuma nei riflessi dorati del fondale. Sullo sfondo, il profilo arroccato di Amalfi e la maestosità della roccia costiera arretrano fondendosi con l'atmosfera: la prospettiva atmosferica viene qui portata all'eccesso, dilatando lo spazio e mostrando la profonda coappartenenza tra l'elemento liquido, le architetture umane e la montagna.

Rifiutando il dualismo tra una realtà puramente esteriore e un sentimento astratto, la composizione esprime l'energia pura e le linee di forza del paesaggio campano. I colori, puri e vibranti, non rivestono le forme ma le generano, collocando pienamente il dipinto nella ricerca dell'astratto figurativo. È un'opera caratterizzata da una forte vitalità cromatica e da una ricca consistenza materica, pensata per arricchire ambienti moderni con la luce profonda e l'ampio respiro delle vedute costiere italiane.

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martedì 16 giugno 2026

Metapittura; la pittura dipinge se stessa

Metapittura; la pittura dipinge se stessa. acrilico su tela, ciro d'alessio, Positano 2026


Metapittura; la pittura dipinge se stessa.
acrilico materico su tela 100x100cm, Ciro D'Alessio, Napoli 2026

 
 vedi la presentazione su Pitturiamo

in inglese su Artmajeur

lunedì 25 maggio 2026

Paesaggio contemporaneo; Pozzuoli dalla Solfatara.

dipinto olio su tela, pozzuoli dalla solfatara, di ciro d'alessio, spatolato materico, paesaggio contemporaneo impressionista e informale

"Paesaggio contemporaneo; Pozzuoli dalla Solfatara." olio materico du tela 50x70cm, Ciro D'Alessio, Pozzuoli 2026. Leggi la descrizione del dipinto su: Pitturiamo 
or on Artmajeur

martedì 19 maggio 2026

Impressionismo mediterraneo: paesaggio poroso, Bacoli

Punta pennata, dipinto materico su tela, ciro d'alessio, bacoli 2026

Impressionismo mediterraneo: paesaggio poroso, Bacoli, Ciro D'Alessio, Bacoli 2026.


L’Apertura dell’Essere

In questo dipinto, provo a dare corpo a un paesaggio mediterraneo contemporaneo concepito come un organismo poroso. La forma non si chiude in se stessa, ma si sfalda deliberatamente attraverso spazi vuoti e zone non dipinte, destinate all’accoglienza dell’altro. È una pittura di relazione dove gli elementi non si limitano a coesistere, ma si compenetrano in una trama di respiri e rimandi.


La composizione è giocata su una prospettiva atmosferica leonardesca portata all'eccesso, dove la distanza si perde in sfumature eteree che sfidano la percezione tradizionale. Questo squilibrio visionario viene riequilibrato dall’inserimento strategico di macchie di colore freddo — azzurri e violetti — nei primissimi piani. Seguendo il "segreto" della natura primigenia, questi tocchi richiamano lo sfondo e il cielo, collegando ogni frammento in un tutto aperto e armonico.


Ispirata alla vibrazione unica del paesaggio flegreo, l'opera utilizza uno spatolato materico che si alterna a velature più leggere, creando una porosità atmosferica che invita l’osservatore non a guardare un oggetto, ma ad abitare uno spazio di risonanza. Un lavoro di pittura contemporanea che trasforma la tela in una soglia verso l'inafferrabile, perfetta per un arredamento moderno che cerca profondità e luce.


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lunedì 27 aprile 2026

Impressionismo Pop: La carne del mito oltre la piattezza dell’icona


Impressionismo Pop: La carne del mito oltre la piattezza dell’icona

Siamo abituati a pensare alla Pop Art come al regno del "piatto": colori industriali, superfici levigate, immagini che replicano la freddezza della stampa o dello schermo. Ma cosa succede quando un'icona universale — come il numero 10 per eccellenza — viene investita dalla furia dello spatolato materico?

In questo mio recente lavoro dedicato a Maradona, provo a definire un concetto che mi sta molto a cuore: l'Impressionismo Pop.

Oltre la superficie: la pittura come vibrazione

La Pop Art tradizionale ha spesso trattato il mito come una merce, privandolo di profondità per renderlo immediatamente consumabile. La mia ricerca va nella direzione opposta. Non mi interessa la "copia" dell'immagine che tutti abbiamo negli occhi, ma la sua vibrazione interna.

Attraverso la materia densa, la figura di Diego smette di essere un poster bidimensionale. Lo spatolato non descrive i muscoli o la maglia, ma sprigiona l'energia che quel corpo rappresentava. È un'immagine che "pulsa":

  • Contro la piattezza: Dove il capitalismo liquido ci propone immagini lisce e senza corpo, io rispondo con lo spessore dell'acrilico, con il rilievo che si può quasi toccare.

  • L’ascolto del colore: Il campo verde e il blu della maglia non sono campiture statiche, ma un "palpito" di scaglie cromatiche che interagiscono con la luce mediterranea.

Il mito come apertura all'Essere

Ritrarre Maradona di spalle, rivolto verso un orizzonte che si dissolve nel colore, è una scelta ontologica. Significa guardare con lui verso l'inafferrabile. In questo senso, l'Impressionismo Pop è il tentativo di dare un'anima materica ai sogni collettivi, trasformando l'icona pop in una soglia di riflessione.

È una risposta radicale al sistema dell'arte contemporanea che spesso privilegia il concetto a scapito della presenza fisica dell'opera. Qui, la presenza è tutto. La pittura non è un commento, è un corpo a corpo con il mito, un modo per riportare l'umano — con tutte le sue vibrazioni e contraddizioni — al centro della scena.

La pittura come resistenza

In un mondo dominato dal digitale e dall'immateriale, rivendicare una pittura "materica" su un soggetto così popolare significa fare un atto di resistenza. Significa dire che anche il mito ha bisogno di gravità, di spessore, di terra e di luce vera.

Puoi chiudere il post dicendo che questo approccio è lo stesso che applichi ai paesaggi costieri: la ricerca della "scaglia" di vita che rompe la finzione della rappresentazione.

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sabato 25 aprile 2026

Il palpitare di scaglie di mare: la pittura come soglia dell’Essere

il palpitare di scagli di mare, positano riverberi: acrilico materico su tela 80x60cm, Ciro D'Alessio

Il palpitare di scaglie di mare: la pittura come soglia dell’Essere

«...il palpitare lontano di scaglie di mare» (Eugenio Montale, Ossi di seppia)

In questa mia ultima tela, il riferimento montaliano non è un semplice omaggio letterario, ma una necessità fenomenologica. Quando la spatola incontra il pigmento, non cerco di "descrivere" la Costiera; provo a lasciar accadere quel palpitare primigenio che precede ogni nome e ogni forma.

La dissoluzione della forma come apertura

Per me, dipingere significa operare una costante dissoluzione della forma. In questo lavoro, la linea di costa, la roccia di Positano e la densità dell'acqua non sono oggetti separati da guardare, ma frammenti di un'unica vibrazione. Coapparteniamo a questo inafferrabile che cerco di materializzare attraverso lo spatolato materico: ogni colpo è una "scaglia" di luce che non vuole chiudere il reale in un perimetro, ma aprirlo all'Essere.

È una pittura che non vuole "signoreggiare" la natura (come direbbe Heidegger), ma porsi in ascolto del suo darsi nudo e vibrante.

Una risposta radicale al "Ge-stell" e al capitalismo liquido

Questa scelta estetica è, nel mio sentire, un atto politico. Viviamo nel tempo del Ge-stell, l'apparato tecnico che riduce il mondo a una riserva di risorse manipolabili, a un'immagine piatta pronta per il consumo rapido del capitalismo liquido.

Il sistema dell'arte contemporanea spesso insegue questa stessa logica: l'opera diventa un brand, un concetto astratto o un feticcio ideologico. La mia risposta è il ritorno alla matericità prepotente.

  • Dipingere con questa densità significa rivendicare il tempo della lentezza contro la velocità della merce.

  • Significa opporre la "carne" del colore alla digitalizzazione dell'esperienza.

  • Significa abitare la soglia dove l'uomo non è più il centro che domina, ma l'essere-nel-mondo che si lascia attraversare dalla luce mediterranea.

La pittura come relazione

Questo quadro è un invito a superare il "vedere" inteso come possesso oculare. Invito l'osservatore a sentire le scaglie di mare, a percepire quel palpito che ci ricorda che siamo parte di un tutto che vibra. In questo senso, la pittura non rappresenta la realtà: essa è un accadimento della realtà stessa.

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venerdì 24 aprile 2026

Oltre lo sguardo: Il sentire come apertura al mondo. Riflessioni sulla mia presenza alla 21st IAPA International Conference

il logo del congresso iapa, realizzato da Ciro D'Alessio

il logo usato come sfondo del maxischermo del congresso


 

La pittura è spesso intesa come un’arte puramente visiva, un esercizio di organizzazione dello spazio che prepara l’occhio all’azione e la mano alla manipolazione. Ma cosa accade quando la pittura cerca di farsi ascolto?

Lo scorso marzo, ho avuto il privilegio di portare la mia ricerca pittorica tra le architetture storiche del Centro Congressi "Federico II" di Napoli, in occasione della 21st IAPA International Conference dedicata all'audiologia e alla vestibologia. Invitato dalla Professoressa Anna Fetoni — luminare della medicina dell'udito e stimata collezionista delle mie opere — ho vissuto un’esperienza di profonda risonanza tra l'arte e la scienza del sentire.

Dall'immagine all'accadere Per questo prestigioso contesto, la Professoressa Fetoni ha scelto di affidarmi la creazione dell'immagine ufficiale del congresso: una sfida che ho accettato traducendo il concetto di "vibrazione" e "frequenza" nel mio linguaggio materico.


la grandezza degli spazi della università federico II palazzo dei congressi, con le opere dell'artista ciro d'alessio


La selezione di opere esposte tra i marmi del Palazzo dei Congressi è nata da una riflessione precisa: il primato del sentire sul vedere. Se il vedere è un atto che tende a dominare lo spazio, a misurarlo e a oggettivarlo per il nostro controllo, il sentire è una predisposizione alla ricettività. È un'apertura in cui non ci poniamo come padroni del mondo, ma come sue parti integranti, vibranti, esposte.

Vibrazioni sulla tela Le tele esposte non vogliono essere "vedute", ma "accadimenti". Attraverso lo spatolato materico e l'impressionismo informale, ho cercato di trasportare il pubblico della conferenza in una dimensione dove il colore non si guarda, ma si percepisce come un suono, come un'onda che attraversa l'Essere. Dipingere l'udito significa dipingere ciò che è invisibile ma presente: la forza che muove la materia, la vita che pulsa oltre il confine del visibile.

La pittura come soglia Esporre in un congresso di medicina dell'udito significa riconoscere che l'arte è, al pari della scienza, un modo per affinare la nostra capacità di stare al mondo. Ringrazio la Professoressa Fetoni per aver compreso la mia ricerca e per aver permesso che le mie opere potessero dialogare con i massimi esperti mondiali del sentire.

Questa mostra resta per me un punto di svolta: la conferma che la mia pittura non è mai stata una rappresentazione, ma una Relazione. Un tentativo — sempre in divenire — di far risuonare la trama invisibile dell'esistenza.


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ciro d'alessio con la sua opera di grandoi dimensioni astratta: impressionismo informale, sensazione di inverno

foto di gruppo dei medici e ricercatori internazionali del associazione iapa

un dipinto esposto al congresso iapa, la primavera, di ciro d'alessio

tutta le grafiche dell' evento iapa inspirate al mio dipinto

l' artista protagonista dell' evennto, ciro d'alessio, con la maglia logo dell' evento iapa






mercoledì 15 aprile 2026

Impressionismo informale, Big Bang, acrilico materico su tela 60x120cm, ciro d'alessio, Pozzuoli.

Big Bang: L’Esplosione della Luce e la Genesi del Colore

In questo nuovo lavoro provo a spingermi oltre la soglia del figurativo, lasciando che sia la luce stessa a farsi architettura e narrazione. Non c’è più il paesaggio di Marechiaro o il profilo del Vesuvio a contenere il colore; qui assistiamo a una sorta di Big Bang pittorico, un evento originario dove l’energia pura si frammenta e genera lo spettro visibile.

La Luce come Origine

Il centro della tela è un nucleo di luminosità assoluta, un bianco abbacinante che rappresenta l'eccedenza dell'essere, ciò che ancora non è manipolato né incasellato. Da questo centro, la luce si espande verso l’esterno, rallentando e trasformandosi: i gialli solari, i rossi vitali, i blu profondi, fino a degradare man mano verso le tenebre e il silenzio dei toni oscuri ai margini.

Un’estetica della Resistenza

Questa pittura informale è un atto di fede nell'ineffabile. Mentre il mondo contemporaneo cerca di misurare e mercificare ogni vibrazione, questa esplosione cromatica rivendica l’esistenza di una bellezza che "accade" e che non può essere posseduta del tutto. È il passaggio dalla massima energia alla materia, un pullulare di colpi di spatola che testimoniano il mio tentativo di abitare la luce senza imprigionarla.

Verso un Impressionismo Informale

L'opera si inserisce nella mia ricerca di un Impressionismo Informale: se l'impressionismo cercava di catturare l'attimo luminoso sulla superficie delle cose, qui provo a scavare dentro la luce stessa, mostrandone la carne, lo spessore e il movimento espansivo. È un’opera che non chiede di essere capita razionalmente, ma di essere sentita come un’apertura, una vibrazione che risuona con la nostra stessa coappartenenza al cosmo.

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sabato 4 aprile 2026

Studio d'arte Ciro D'Alessio, qualche ripresa.


[ITA] Benvenuti nel mio spazio creativo a Pozzuoli (Napoli). In questo video, provo ad aprirvi le porte della mia bottega, dove la pittura diventa un’indagine sull’Impressionismo Pop e sul paesaggio materico. Non cerco una descrizione statica della realtà, ma le sue linee di forza e quel rigurgito di colore che reclama il diritto di straripare come vita inafferrabile.

In un periodo di profonda confusione del sistema dell'arte, ho scelto di mantenere vivo questo luogo fisico per ricercare un contatto diretto e umano con il pubblico. Credo che l’arte debba essere apertura costante sul mondo, un dialogo che avviene senza filtri tra l'essere e ciò che lo circonda. Ogni mia opera è una proposta, un tentativo di cogliere l'energia e le vibrazioni della vita in un unico spazio di relazione.


[ENG] Welcome to my creative sanctuary in Pozzuoli (Naples). In this video, I try to open the doors of my studio, where painting becomes an investigation into Pop Impressionism and textured landscapes. I do not seek a static description of reality, but rather its lines of force and that surge of color reclaiming its right to overflow like ungraspable life.

In a period of profound confusion within the art system, I chose to maintain this physical space to seek direct and human contact with the public. I believe that art must be a constant opening to the world, a filterless dialogue between being and its surroundings. Each of my works is a proposal, an attempt to capture the energy and vibrations of life in a single space of relationship.

mercoledì 1 aprile 2026

Vele colorate a Positano: impressionismo pop

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Vele colorate a Positano: impressionismo pop. 

 In questo dipinto dedicato alle vele a Positano, la scena diventa un pretesto per lasciare che la pittura esprima la nostra apertura verso un essere che ci eccede, superando i limiti della forma definita. Provo a usare il colore come un invito a dire di sì alla vita, trasformando il paesaggio costiero in un’esplosione di solarità e ottimismo. Le vele non sono semplici oggetti, ma superfici vibranti che captano la luce, diventando metafora di un'esistenza che si lascia sospingere dall'energia del mondo. Attraverso uno spatolato materico deciso, cerco di superare il dualismo tra interno ed esterno, immergendo lo spettatore in un flusso cromatico dove il bagliore del sole e il movimento del mare si fondono. È un esempio del mio impressionismo mediterraneo che vuole celebrare la bellezza come forma di resistenza e apertura. Questa opera, carica di luce e speranza, vi aspetta nella mia bottega a Pozzuoli, dove la materia pittorica si fa dialogo e relazione.

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In this painting of sailboats in Positano, the scene serves as a pretext to let the paint express our openness toward a Being that exceeds us, moving beyond the limits of defined form. I try to use color as an invitation to say "yes" to life, transforming the coastal landscape into an explosion of solar energy and optimism. The sails are not merely objects, but vibrant surfaces that capture the light, becoming a metaphor for an existence that allows itself to be propelled by the world's energy. Through a bold palette knife technique, I seek to overcome the dualism between interior and exterior, immersing the viewer in a chromatic flow where the sun's glare and the sea's movement merge. This is an example of my Mediterranean Impressionism, aiming to celebrate beauty as a form of resistance and openness. This work, filled with light and hope, awaits you in my workshop in Pozzuoli, where the pictorial matter becomes dialogue and relation.


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Marechiaro: vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita...

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Marechiaro: olio materico su tela 70x50cm, Ciro D'Alessio, Napoli 2026

In questa reinterpretazione ad olio di Marechiaro, provo a indagare quel confine sottile dove la delineazione della forma cede il passo alla sua dissoluzione, cercando una sintesi tra il dato reale e la vibrazione interiore. Lo scopo di questo mio impressionismo mediterraneo è restituire la sensazione di bagliore e accecamento che la forte luce solare, fonte di vita e bellezza, riverbera sulle rocce e sull'acqua: una luce che non permette di vedere con precisione, ma che invita a uno "stare immersi" nel paesaggio. Questo disorientamento visivo si trasforma in un sentimento di abbandono, simile al naufragar dolce di memoria leopardiana, trovando una sponda poetica nei versi di Sandro Penna: un esistere che vorrebbe restare addormentato entro il dolce rumore della vita. Tecnicamente, lo spatolato materico si fa strumento di questa ricerca, dove i blocchi di colore puro e i contrasti accesi tra i gialli e i blu profondi non descrivono il luogo, ma ne captano l'energia cinetica e l'aura. È un’opera che vive di accelerazioni cromatiche e sintesi astratta, un pezzo di arte contemporanea che potrete scoprire dal vivo venendomi a trovare nella mia bottega a Pozzuoli.


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In this oil reinterpretation of Marechiaro, I try to investigate that subtle boundary where the delineation of form gives way to its dissolution, seeking a synthesis between reality and inner vibration. The purpose of my Mediterranean Impressionism is to restore the sensation of glare and blindness that the strong sunlight, a source of life and beauty, reverberates on the rocks and water: a light that does not allow for precise sight, but invites one to be "immersed" in the landscape. This visual disorientation turns into a feeling of surrender, akin to the "sweet shipwreck" of Leopardi's memory, finding a poetic echo in the verses of Sandro Penna: an existence that wishes to remain "asleep within the sweet noise of life." Technically, the palette knife texture becomes the tool for this research, where blocks of pure color and sharp contrasts between yellows and deep blues do not describe the place, but capture its kinetic energy and aura. It is a work that lives through chromatic accelerations and abstract synthesis, a piece of Italian contemporary art that you can discover in person by visiting me in my workshop in Pozzuoli.