Il palpitare di scaglie di mare: la pittura come soglia dell’Essere
«...il palpitare lontano di scaglie di mare» (Eugenio Montale, Ossi di seppia)
In questa mia ultima tela, il riferimento montaliano non è un semplice omaggio letterario, ma una necessità fenomenologica. Quando la spatola incontra il pigmento, non cerco di "descrivere" la Costiera; provo a lasciar accadere quel palpitare primigenio che precede ogni nome e ogni forma.
La dissoluzione della forma come apertura
Per me, dipingere significa operare una costante dissoluzione della forma. In questo lavoro, la linea di costa, la roccia di Positano e la densità dell'acqua non sono oggetti separati da guardare, ma frammenti di un'unica vibrazione. Coapparteniamo a questo inafferrabile che cerco di materializzare attraverso lo spatolato materico: ogni colpo è una "scaglia" di luce che non vuole chiudere il reale in un perimetro, ma aprirlo all'Essere.
È una pittura che non vuole "signoreggiare" la natura (come direbbe Heidegger), ma porsi in ascolto del suo darsi nudo e vibrante.
Una risposta radicale al "Ge-stell" e al capitalismo liquido
Questa scelta estetica è, nel mio sentire, un atto politico. Viviamo nel tempo del Ge-stell, l'apparato tecnico che riduce il mondo a una riserva di risorse manipolabili, a un'immagine piatta pronta per il consumo rapido del capitalismo liquido.
Il sistema dell'arte contemporanea spesso insegue questa stessa logica: l'opera diventa un brand, un concetto astratto o un feticcio ideologico. La mia risposta è il ritorno alla matericità prepotente.
Dipingere con questa densità significa rivendicare il tempo della lentezza contro la velocità della merce.
Significa opporre la "carne" del colore alla digitalizzazione dell'esperienza.
Significa abitare la soglia dove l'uomo non è più il centro che domina, ma l'essere-nel-mondo che si lascia attraversare dalla luce mediterranea.
La pittura come relazione
Questo quadro è un invito a superare il "vedere" inteso come possesso oculare. Invito l'osservatore a sentire le scaglie di mare, a percepire quel palpito che ci ricorda che siamo parte di un tutto che vibra. In questo senso, la pittura non rappresenta la realtà: essa è un accadimento della realtà stessa.
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